{"id":802,"date":"2021-06-01T14:26:26","date_gmt":"2021-06-01T12:26:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=802"},"modified":"2021-06-01T14:26:26","modified_gmt":"2021-06-01T12:26:26","slug":"dal-grande-al-piccolo-chi-si-incrocia-in-montagna-al-trento-film-festival-si-e-discusso-di-come-proteggersi-dalla-fauna-non-sempre-pacifica-in-cui-e-possibile-imbattersi-durante-unescursion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=802","title":{"rendered":"Dal grande al piccolo: chi si incrocia in montagna  Al Trento Film Festival si \u00e8 discusso di come proteggersi dalla fauna non sempre pacifica in cui \u00e8 possibile imbattersi durante un\u2019escursione"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i><b>Dal grande al piccolo: chi si incrocia in montagna<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i><b>Al Trento Film Festival si \u00e8 discusso di come proteggersi dalla fauna non sempre pacifica in cui \u00e8 possibile imbattersi durante un\u2019escursione<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-803\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak-768x960.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak-819x1024.jpg 819w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Si \u00e8 tenuto domenica 2 maggio 2021 in occasione del Trento Film Festival 2021 il convegno \u201cLa medicina di montagna incontra la fauna selvatica, dal pi\u00f9 grande al piccolissimo: trovare l\u2019equilibrio per una sana convivenza\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Dopo l\u2019introduzione del presidente del Trento Film Festival 2021 Mauro Leveghi, di Antonella Bergamo e di Lorenza Pratali, rispettivamente vicepresidente e presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna, ha avuto inizio il convegno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Andrea Mustoni e l\u2019orso<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Primo a intervenire \u00e8 stato Andrea Mustoni, zoologo del Parco Adamello Brenta, che ha presentato una relazione dal titolo \u201cL\u2019orso: conoscerlo per evitare problemi!\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il relatore ha sottolineato l\u2019importanza della formazione e della comunicazione. Tra noi e la fauna selvatica esiste una barriera che limita le interazioni. \u00c8 essenziale conoscere bene l\u2019orso e le sue motivazioni ad agire per evitare inconvenienti pi\u00f9 o meno gravi, in particolare le aggressioni. Non ci si deve mai avvicinare a un orso, specie se sta mangiando o se si \u00e8 in compagnia del proprio cane che potrebbe spaventare l\u2019orso, cosa che non deve accadere. Si dovrebbe sempre cercare di entrare nella mente del plantigrado quando lo si incontra, interpretandone lo stato d\u2019animo e le intenzioni. Si tratta di una creatura pi\u00f9 semplice dell\u2019uomo, non capace di ragionamenti sofisticati, ma guidato dall\u2019istinto. \u00c8 quando l\u2019orso ha paura che pu\u00f2 diventare pericoloso per l\u2019uomo, specie se si tratta di una femmina accompagnata dai piccoli. Temendo per la loro incolumit\u00e0, pu\u00f2 diventare aggressiva. L\u2019orso in genere non aggredisce i bambini o la loro mamma poich\u00e9 non li riconosce come un pericolo. \u00c8 bene cercare di trasmettere all\u2019orso un messaggio tranquillizante, e, per farlo, \u00e8 necessario non guardarlo negli occhi, in quanto questo atteggiamento rappresenta per lui una sfida. Se facciamo rumore l\u2019orso scapper\u00e0: pu\u00f2 essere sufficiente parlare a voce alta. Si pu\u00f2 affermare che alcune razze di cani sono pi\u00f9 pericolose dell\u2019orso, tant\u2019\u00e8 che alcuni cani arrivano ad affrontarlo, anche se \u00e8 vero che altri lo temono e scappano. Tutto dipende dall\u2019indole e, naturalmente, dalla stazza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Di solito \u00e8 bassissima la probabilit\u00e0 di essere attaccati da un orso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">L\u2019utilizzo dello spray al peperoncino rappresenta una falsa soluzione, una via sbagliata per difendersi e allontanare l\u2019orso. Va usato per altri scopi che non hanno niente a che vedere con l\u2019orso. Il plantigrado non \u00e8 un malintenzionato. Da lui ci si deve difendere con la conoscenza. Uomini e orsi possono tranquillamente convivere in armonia sulle nostre montagne. \u00c8 assolutamente necessario creare una cultura dell\u2019orso. Si deve imparare a tollerare una certa dose di disagi. L\u2019orso \u00e8 un meraviglioso rivoluzionario che ci testimonia che se ci allontaniamo dalla natura ci ammaliamo. In Slovenia la gente ha meno paura dell\u2019orso perch\u00e9 da sempre ci convive.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Marta Gandolfi e il lupo<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">\u00c8, poi, intervenuta Marta Gandolfi, zoologa del settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio e presidente della Sezione Tutela Ambiente Montano della Societ\u00e0 Alpinisti Trentini (SAT). Tema della relazione il lupo. In America del Nord venne reintrodotto nel Parco Nazionale di Yellowstone nel 1995, dopo settant\u2019anni di assenza. Il lupo non \u00e8 cattivo come viene descritto nelle favole. \u00c8 fondamentale l\u2019uso della consapevolezza per permettere la coesistenza tra uomo e animali selvatici. Si pu\u00f2 tranquillamente affermare che il lupo non \u00e8 n\u00e9 buono n\u00e9 cattivo almeno nell\u2019accezione comune dei due termini. \u00c8 un animale selvatico veloce, resistente ed efficiente. Vive in branchi che occupano un territorio in cui cacciano, si nutrono, curano la prole e difendono gli individui pi\u00f9 deboli. Dimostra un\u2019estrema adattabilit\u00e0 anche in ambienti di vario tipo. Riesce a ricolonizzare naturalmente e velocemente spazi abbandonati in precedenza. Il lupo pi\u00f9 pericoloso \u00e8 quello impaurito. Anche un lupo che non ha timore dell\u2019uomo e ha molta confidenza con lui pu\u00f2 rappresentare un pericolo. \u00c8 importante saper riconoscere situazioni particolari, assumendo un comportamento adeguato, rispettoso dell\u2019animale, evitando di avvicinarlo, non disturbandolo, rimanendo al proprio posto. Di solito il lupo sfugge l\u2019uomo. Facendo rumore il selvatico scappa prima di essere visto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Nel corso della sua storia il lupo \u00e8 stato perseguitato dall\u2019uomo, giungendo all\u2019orlo dell\u2019estinzione nella maggior parte del suo areale. Un tempo la convivenza tra lupo e uomini \u00e8 stata buona. Sono stati i cambiamenti sociali a portare trasformazioni a partire dal Medioevo. Il disboscamento, la caccia, la riduzione delle prede, l\u2019avvento della pastorizia e la riduzione degli spazi hanno portato alla nascita dei primi conflitti tra uomo e lupo. Il danno arrecato dal lupo alle attivit\u00e0 economiche dell\u2019uomo ha creato seri problemi. I culti pagani dell\u2019orso e del lupo sono sati poco tollerati dal Cristianesimo. Hanno associato la loro figura al maligno, dando agli animali una connotazione molto negativa e sanguinaria e questo ha contribuito non poco ad alimentare l\u2019ostilit\u00e0 nei confronti di questo animale e a creare una sorta di competizione nei confronti del lupo. \u00c8 venuta meno la consapevolezza del valore ecologico del lupo. L\u2019uomo si \u00e8 impossessato di molti spazi naturali, sottraendoli agli animali selvatici che li abitavano per loro destino. Si \u00e8 incolpato il lupo di aver causato la modifica del corso dei fiumi, causata dalla diminuzione degli erbivori. Il conseguente aumento delle piante ha provocato il fenomeno delle cascate trofiche accaduto nel 1995 quando i lupi sono stati reintrodotti nel Parco Nazionale di Yellowstone in America del Nord. Il lupo va considerato nell\u2019ambito del riequilibrio degli ecosistemi. Attualmente il danno causato dal lupo alla zootecnia ha inasprito il conflitto con gli allevatori, facendo diminuire l\u2019accettazione della specie. Il problema \u00e8 ancora pi\u00f9 accentuato nelle zone in cui il lupo viene reintrodotto dopo anni di assenza. Gli allevatori devono cambiare il tipo di gestione delle greggi. Le istituzioni devono essere presenti mettendo in pratica i sistemi di prevenzione in grado di ridurre i conflitti. Un\u2019adeguata assistenza deve evitare e ridurre i danni causati dal lupo, smorzando i falsi allarmismi. Occorrono consapevolezza e comunicazione che abbiano un valido fondamento scientifico, facendo imparare a conoscere i rischi quando si presentano. Importante \u00e8 la divulgazione che si occupa dei grandi carnivori, con una didattica estesa anche alle scuole. \u00c8 importante far capire alle persone il tipo di comportamento da tenere quando si incontra un lupo o un orso, lavorando sulla conservazione e sulla gestione del selvatico. Occorre promuovere la convivenza\/coesistenza uomo\/fauna. Le risorse e la volont\u00e0 sono le basi su cui cercare di stabilire un giusto equilibrio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Giuseppe Bacis la vipera e il ragno<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il relatore successivo \u00e8 stato Giuseppe Bacis, tossicologo del Centro Antiveleni dell\u2019Ospedale Papa Giovanni XXIII\u00b0 di Bergamo. Ha parlato degli \u201cAnimali velenosi in montagna\u201d. L\u2019uomo deve imparare a rispettare la vipera dal momento che \u00e8 lui che ne invade l\u2019habitat. Non si deve mai rincorrere o molestare il rettile. Bacis ha riferito che in Italia esistono cinque tipi di vipera. L\u2019ultima \u00e8 stata scoperta cinque anni fa ed \u00e8 la vipera Walser.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La vipera \u00e8 dotata di un apparato velenifero che le permette di uccidere le prede. L\u2019evoluzione ha trasformato la ghiandola parotide dell\u2019animale in ghiandola velenifera. I denti veleniferi, affilati pi\u00f9 dei normali aghi, presentano una scanalatura attraverso la quale il veleno penetra nei tessuti della vittima diffondendosi per via linfatica. Il veleno (100 milligrammi per ogni morso) \u00e8 composto da numerose sostanze ed ha un effetto letale pi\u00f9 basso rispetto a quello di altri serpenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">I segni del morso di vipera sono bene evidenziabili sul corpo dell\u2019uomo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">I sintomi possono essere locali (dolore, edema, ecchimosi\/flittene, linfoadenopatia) o sistemici: nausea, vomito, dolori addominali, tachicardia, ipotensione, alterazioni elettrocardiografiche, cefalea, vertigini, leucocitosi, trombocitopenia, alterazioni della coagulazione. Nel 10-30% dei casi pu\u00f2 verificarsi un \u201cmorso secco\u201d. Ci\u00f2 accade quando il veleno non viene iniettato nei soggetti che non vengono ritenuti delle prede, oppure quando la vipera ha momentaneamente esaurito il veleno perch\u00e9 ha attaccato da poco. <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: x-large;\">\u00c8 opportuno lavare la ferita con acqua ossigenata, con permanganato di potassio o con acqua semplice perch\u00e9 il veleno di vipera \u00e8 idrosolubile. Sono da evitare disinfezioni con alcool o sostanze alcoliche, perch\u00e9 il veleno della vipera a contatto con alcool forma composti tossici.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">In caso di morso la parte colpita deve essere immobilizzata. Non si deve incidere la cute n\u00e9 succhiare il veleno, n\u00e9 applicare un laccio emostatico. Il siero antivipera va utilizzato solo in determinati casi in ambito ospedaliero, dal momento che pu\u00f2 causare serie reazioni di tipo anafilattico. La vittima del morso deve essere tranquillizzata e trasportata in ospedale. L\u2019elisoccorso pu\u00f2 essere utilizzato qualora ci si trovi in aree impervie o lontane. L\u2019uso del bendaggio linfostatico non \u00e8 praticabile nella fase preospedaliera, salvo il caso in cui ad effettuarlo sia un operatore sanitario esperto. Il siero antiofidico verr\u00e0 somministrato solo se compaiono gravi sintomi sistemici o edema fino alla radice dell\u2019arto. Vanno applicate regole di prevenzione: proteggere piedi e polpacci indossando scarponcini e calzettoni al ginocchio, non avventurarsi nell\u2019erba alta esposta al sole, non calzare sandali. Si deve evitare di sedersi su pietre o muretti e non vanno smossi i sassi. Non si devono infilare le mani in cavit\u00e0 di alberi o tronchi d\u2019albero tagliati e accatastati o in buchi. Si deve cercare di stare su sentieri tracciati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Bacis ha, poi, parlato del morso da imenotteri (api, vespe, calabroni). Pu\u00f2 causare lesioni locali minime, reazioni locali estese e prolungate o reazioni sistemiche. Dopo la puntura il pungiglione va rimosso (api). Si deve procedere alla disinfezione, applicando ghiaccio (analgesia). Si possono somministrare antinfiammatori, steroidi, antistaminici, adrenalina e praticare immunoprofilassi. Non va usata l\u2019ammoniaca! Per quanto riguarda la prevenzione non si devono infastidire arnie, alveari o nidi. Va evitato l\u2019uso di profumi dolciastri, indossando indumenti che coprono completamente le varie parti del corpo. Si deve cercare di evitare di cucinare e mangiare all\u2019aperto nelle zone frequentate dagli imenotteri. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">I ragni sono dotati di un veleno contenente tossine con azione neurotossica (depolarizzazione, liberazione di neurotrasmettitori soprattutto acetilcolina) ed enzimi (proteasi, fosfolipasi, collagenasi) con possibili effetti emolitici e coagulativi. Tra i ragni pi\u00f9 diffusi in Italia il Latrodectus Tredecimguttatus (malmignatta, dimensione di 15 mm.), che \u00e8 presente in Sardegna e Toscana, soprattutto nel mese di agosto. La puntura determina a livello locale dolore intenso, tumefazione, flittene, escara. A livello sistemico possono verificarsi dolori articolari, crampi muscolari, ipertensione e tachicardia, miosi, cefalea e convulsioni. Per quanto riguarda la terapia occorre disinfettare la parte colpita dal morso e utilizzare antistaminici. A livello sistemico si possono somministrare beziodiazepine, calcio gluconato, antistaminici, cortisonici, eventuale rianimazione cardiorespiratoria in casi estremi e siero specifico. La puntura di Loxoceles determina a livello locale dolore intenso, tumefazione, flittene, escara. A livello sistemico possono verificarsi emolisi, coagulopatia, insufficienza renale. Per quanto riguarda la terapia a livello locale si deve procedere alla disinfezione e all\u2019utilizzo di antistaminici. Importante proteggere i reni in caso di disidratazione, somministrando liquidi o plasma.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Le tossine contenute nel veleno di scorpioni (Buthus Occitanus, Euscorpius Italicus) sono costituite da enzimi (fosfolipasi, ialuronidasi), proteine con azione neurotossica, aminoacidi, glicosminoglicani, serotonina e istamina. La puntura determina danni a livello locale: modesto edema ed eritema. La terapia consiste nella disinfezione, applicazione di ghiaccio e utilizzo di antistaminici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Andrea Rossanese e la rabbia<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">\u00c8, poi, intervenuto Andrea Rossanese, medico del DITM di Negrar (Vr), con una presentazione dal titolo \u201cPrincipali zoonosi: la rabbia\u201d. Si tratta di malattie che possono essere trasmesse dagli animali all\u2019uomo. Rossanese ha presentato il caso di una dottoressa olandese di 34 anni deceduta a causa della rabbia contratta in seguito alle escoriazioni prodotte a livello del naso da un pipistrello entrato nella tenda nello Tsavo West National Park in Kenya. Il decesso \u00e8 avvenuto 23 giorni dopo l\u2019esordio dei sintomi. La diagnosi \u00e8 stata confermata come encefalite da virus Duvenhage (African rabies-related virus). La tragedia era prevedibile. Occorre informare i viaggiatori del rischio legato al morso di mammiferi selvatici, soprattutto pipistrelli, nelle zone dove la rabbia \u00e8 endemica. \u00c8 molto importante incoraggiare la vaccinazione PrEP (pre-exposure prophylaxis). Le specie <\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>reservoir<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"> della rabbia silvestre sono sconosciute in molti paesi. Il ruolo dei pipistrelli sta diventando evidente in diverse zoonosi emergenti. I suggerimenti in buona fede dei locali sulla PEP (post-exposure prophylaxis) sono spesso non coerenti con le linee guida WHO\/CDC\/HPA. Il relatore ha illustrato il caso di un commerciante di Andria che ha contratto la rabbia durante un viaggio a Zanzibar in seguito al morso di un cane. Il soggetto \u00e8 deceduto dopo due mesi. La storia della rabbia \u00e8 strettamente correlata allo sviluppo della civilt\u00e0 umana. Il processo dell\u2019addomesticazione del lupo port\u00f2 ad un avvicinamento di due specie con un conseguente aumento di fenomeni di <\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>spillover <\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\">microbico. Il rabivirus, caratteristico del rapporto pipistrello-lupo, ebbe modo di avvicinarsi all\u2019uomo, nuovo e importante ospite.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La rabbia \u00e8 una malattia infettiva correlata a molti virus (18 genotipi, \u201crabies-related viruses, Lyssa) dei quali solo cinque la causano nell\u2019uomo. Infatti, gi\u00e0 dal 35000 a.C. i canidi accompagnarono le grandi migrazioni umane, diffondendo la rabbia nei diversi continenti. La prima testimonianza scritta ci venne lasciata dalla civilt\u00e0 babilonese nel 2300 a.C.. L\u2019ultimo continente ad essere certamente coinvolto fu quello delle Americhe, la cui scoperta tra il 1400 e il 1500 port\u00f2 ad un progressivo aumento di canidi importati dal Vecchio Continente. Ancora oggi non sappiamo se la rabbia fosse gi\u00e0 presente nel continente, portata dalle migrazioni, tramite lo stretto di Bering tra il 14.000 e il 12.000 a.C., oppure per fenomeni di <\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>spillover<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"> locali. Sappiamo che, a differenza di altre patologie, non abbiamo testimonianze scritte delle popolazioni native americane. Non furono i mastini dei conquistadores a importare la malattia, che dovette attendere ancora 200 anni prima di diffondersi nel Nuovo Continente. Il fattore scatenante fu l\u2019incremento della velocit\u00e0 dei trasporti transatlantici quando, tra il 1700 e il 1800, il tempo di traversata in nave scese al di sotto di quello medio di incubazione della rabbia. Dal primo caso in Messico, la rabbia si diffuse in modo rapido instaurando cicli selvatici nei lupi, volpi, procioni e altri animali. Ancora oggi questi animali rappresentano un importante serbatoio. Nel 1886 Pasteur scopr\u00ec il primo vaccino antirabbico, fondamentale strumento per contrastare il diffondersi dell\u2019infezione. La malattia pu\u00f2 essere trasmessa da vari animali, ma, nel 98% dei casi il responsabile del contagio \u00e8 il cane. La maggior parte dei casi di rabbia si verifica nel Sud del pianeta. La saliva nella zona del morso trasporta il virus che per via centripeta sale in direzione del cervello e, poi, in via centrifuga, avviene la disseminazione della malattia nelle varie parti del corpo. Il virus avanza di solito tra i 50 e i 100 millimetri al giorno. L\u2019incubazione della malattia va da alcuni mesi a qualche anno, per poi sfociare in una encefalomielite. Il sintomo pi\u00f9 precoce \u00e8 un prurito a livello delle ferite cicatrizzate. La rabbia furiosa \u00e8 caratterizzata da spasmi idrofobici, iperattivit\u00e0 autonomica, rapido deterioramento delle condizioni generali fino al coma. La rabbia paralitica (<\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>dumb<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\">) \u00e8 caratterizzata da una paralisi flaccida ascendente ed ha una sopravvivenza pi\u00f9 lunga. Per quanto riguarda il primo soccorso, la zona del morso va lavata con acqua corrente e sapone per almeno 15-20 minuti. Se il soggetto non \u00e8 vaccinato, si deve eseguire un\u2019infiltrazione di immunoglobuline nella ferita. La vaccinazione prevede quattro dosi per i non vaccinati e due di richiamo per i vaccinati. In pre-esposizione due dosi sono sufficienti. Nel mondo si verificano ogni anno sessantamila decessi per rabbia. La Cina e l\u2019India sono le nazioni pi\u00f9 colpite. Una vittima ogni quindici minuti. Nel 2021 la rabbia rappresenta ancora una delle malattie a pi\u00f9 alta letalit\u00e0. Quattromila anni dopo la descrizione del primo caso \u00e8 ancora diffusa in 150 paesi. Si tratta di una malattia incurabile, ma prevenibile e controllabile. La vaccinazione nell\u2019uomo deve essere promossa il pi\u00f9 possibile soprattutto nel caso si debba andare in zone endemiche o, comunque, dove \u00e8 difficile contare su un\u2019assistenza immediata. \u00c8 inoltre raccomandabile per persone a rischio di esposizione, come per esempio i veterinari. I moderni vaccini sono potenti e sicuri. Il controllo della rabbia canina \u00e8 il metodo pi\u00f9 economico per prevenire la rabbia umana. Trattandosi di una malattia di fatto incurabile, l\u2019enfasi deve essere posta sulla prevenzione, di cui fa parte anche non avvicinarsi ad animali sconosciuti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Nicoletta Dorigoni e le malattie dei viaggiatori<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">\u00c8 seguita la relazione di Nicoletta Dorigoni, infettivologa dell\u2019Ospedale Santa Chiara di Trento dal titolo \u201cPiccolissimi\u2026ma non meno cattivi\u201d. L\u2019infettivologa ha parlato di quelle malattie che possono infettare tutti coloro che effettuano viaggi nelle regioni montuose della terra. In Asia, per esempio, i grandi affollamenti favoriscono il diffondersi di infezioni. Con il termine infezione si intende la penetrazione e la moltiplicazione di microrganismi in un macrorganismo (pianta, animale, uomo). I batteri sono autonomi, mentre i virus non lo sono: hanno bisogno della cellula dell\u2019ospite per replicarsi. La diffusione delle malattie infettive pu\u00f2 avvenire per trasmissione aerea, per via oro-fecale, per via parenterale, per via sessuale, per trasmissione verticale (da madre a figlio) o attraverso alcuni vettori.Tra questi zanzare, acari, zecche, pulci e pidocchi. Si pu\u00f2 verificare un trasporto attraverso un vettore meccanico, passivo, mediante un semplice contatto (mosche) o un vettore biologico, attivo, che trasmette il patogeno tramite una funzione attiva, come nel caso della malaria. Non bisogna mai sottovalutare un\u2019affezione addominale che dura nel tempo. La diarrea del viaggiatore, causata da Escherichia Coli, Salmonelle non tifoidi o Campylobacter Species, \u00e8 la patologia pi\u00f9 frequente che colpisce chi soggiorna nei paesi a limitate risorse igienico-sanitarie. Dura da uno a cinque giorni, si instaura durante la permanenza e, in generale, entro dieci giorni dal rientro a domicilio. Necessita di dieta, di riposo e di reidratazione. Viene curata con azitromicina, rifaximina, o con sintomatici come la metoclopramide o la loperamide. Il batterio Salmonella Typhi \u00e8 l\u2019agente patogeno che provoca il tifo, o febbre tifoide, una malattia sistemica che si sviluppa in modo ingravescente, caratterizzata da un decorso in quattro fasi. Vanno attuati terapia antibiotica, riposo a letto per tutto il periodo febbrile, dieta adeguata e terapia di supporto con liquidi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Colera e amebiasi potrebbero essere asintomatici. ma in altri casi possono causare sintomi gravi. Il colera \u00e8 un\u2019infezione batterica (Vibrio Cholerae), a trasmissione oro-fecale, con una letalit\u00e0 elevata se non trattata precocemente nel modo giusto. L\u2019amebiasi \u00e8 una malattia a trasmissione oro-fecale causata dall\u2019Entamoeba Histolytica che pu\u00f2 manifestarsi con una forma intestinale o una forma extra-intestinale, con ascessi frequentemente in sede epatica. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">L\u2019epatite A \u00e8 una malattia virale a trasmissione oro-fecale. Si manifesta con malessere, inappetenza, febbre, ittero, prurito cutaneo, emissione di urine color marsala, feci chiare. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Tra le malattie causate da vettori troviamo la dengue, infezione virale di solito non grave, veicolata da una zanzara, l\u2019Aedes Aegypti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La Leishmaniosi \u00e8 una malattia protozoaria trasmessa da un flebotomo, che pu\u00f2 manifestarsi con una forma viscerale o con una forma mucosa o cutanea. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La febbre gialla \u00e8 una malattia causata da un virus e veicolata da una zanzara, l\u2019Aedes Aegypti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La Malaria, terza malattia mortale nel mondo, \u00e8 provocata da un protozoo, il plasmodium (4 tipi), trasmessa dalla zanzara Anofele.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Anna Beltrame e la zecca<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">\u00c8 seguita la presentazione di Anna Beltrame, infettivologa del DITM di Negrar (Vr). La relatrice ha parlato di un argomento di grande attualit\u00e0, la prevenzione e il trattamento del morso di zecca. Le zecche da ormai qualche anno rappresentano una minaccia in alcune localit\u00e0 delle Alpi e degli Appennini. Esistono zecche dure e zecche molli. L\u2019Ixodes ricinus \u00e8 una zecca dura molto diffusa in Europa. Sono descritti tre stadi di sviluppo: larva, ninfa e adulto. Per passare da uno stadio all\u2019altro ha bisogno di effettuare un pasto di sangue e mediamente il suo ciclo biologico si completa in tre anni. Le zecche vivono di solito al di sotto dei 1300 metri di quota. Si trovano in ambienti boschivi e ricchi di cespugli, umidi ombreggiati, con vegetazione bassa e letti di foglie secche, nelle zone di confine tra prato e bosco, soprattutto in presenza di acqua. Vivono in genere nell\u2019erba alta e sono in grado di percepire le vibrazioni del terreno e l\u2019anidride carbonica emessa dall\u2019uomo o dagli animali selvatici. Attendono l\u2019arrivo dell\u2019ospite sui fili d\u2019erba o sui cespugli. Quando animali o uomo si avvicinano le zecche vi si gettano sopra. Gli animali pi\u00f9 attaccati dalle zecche sono in genere quelli di piccola taglia, come i roditori o gli uccelli. Il morso \u00e8 indolore. Nel 50-60% dei casi i pazienti non si ricordano di essere stati morsicati da una zecca. Il pasto di sangue della zecca dura da 3 a 12 giorni ed \u00e8 pi\u00f9 breve nelle larve e nelle ninfe.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La zecca \u00e8 pericolosa poich\u00e9 pu\u00f2 essere il vettore di alcune malattie infettive, come la malattia di Lyme o la TBE (Thick Borne Encephalitis). Non tutte le zecche sono infette, ma, talvolta, possono veicolare una doppia o una triplice infezione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La malattia di Lyme (Lyme disease) \u00e8 stata identificata nel 1977 nella cittadina di Lyme nel Connetticut, non lontano da New York, negli Stati Uniti d\u2019America. Un grande numero di ragazzi presentava sintomi di artrite, diagnosticata all\u2019inizio come artrite reumatoide giovanile. \u00c8 causata dalla Spirocheta Borrelia Burgodferi, lo scopritore della malattia. Attualmente \u00e8 la malattia da zecche pi\u00f9 diffusa negli Sati Uniti. I sintomi precoci comprendono un <\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>rash<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"> cutaneo eritematoso migrante (40-60%), seguito, dopo settimane o mesi, da alterazioni neurologiche, cardiologiche o articolari. Dal 1984 \u00e8 presente in Italia, dove \u00e8 stato introdotto un sistema di sorveglianza tramite un foglio di notifica da inoltrare alla regione. Tra il 2006 e il 2018 sono sati notificati in Veneto 757 casi. Tra il 2015 e il 2019 sono stati notificati nella provincia di Verona 129 casi. Molti non vengono, tuttavia, notificati. Dopo il morso della zecca pu\u00f2 verificarsi una forma precoce localizzata, mentre, dopo sei mesi pu\u00f2 verificarsi una forma tardiva, molto pi\u00f9 difficile da trattare. Nel 40-60% dei casi compare un eritema migrante, non caldo, n\u00e9 dolente, mentre nel 10% dei casi possono comparire forme neurologiche. Ogni Borrelia presenta una manifestazione diversa. In alcuni casi pu\u00f2 comparire l\u2019Acrodermatitis Chronica Atrophicans (ACA), la pi\u00f9 comune manifestazione cronica e tardiva in Europa negli anziani, non facile da diagnosticare e da curare. Nella fase acuta della malattia di Lyme la diagnosi \u00e8 solo clinica dal momento che gli anticorpi non si sono ancora formati. Nelle forme tardive pu\u00f2 essere utile un\u2019indagine sierologica per verificare la presenza di anticorpi nel sangue. I due antibiotici usati per la terapia sono l\u2019amoxicillina e la doxicillina.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La TBE (Tick Borne Encephalitis), identificata in Italia nel 1994 in provincia di Belluno, \u00e8 una malattia causata da un Flavivirus a RNA che colpisce il sistema nervoso centrale. La malattia \u00e8 presente in varie parti di Europa e di Asia, e viene trasmessa dal morso di zecche infette. \u00c8 considerata una delle pi\u00f9 pericolose infezioni in Europa e Asia. I focolai presenti hanno una distribuzione a macchia di leopardo. Il periodo a rischio di contrarre la malattia va da marzo a novembre. All\u2019inizio della primavera, al risveglio, le zecche sono molto affamate e pi\u00f9 aggressive. Nei soggetti giovani la malattia si manifesta con sintomi meno importanti, mentre i soggetti pi\u00f9 a rischio sono quelli che hanno pi\u00f9 di cinquant\u2019anni. L\u2019incubazione dura dai 7 ai 14 giorni e la latenza clinica \u00e8 di 7-10 giorni. La malattia \u00e8 presente in Italia nelle Alpi Orientali. In Trentino le zone pi\u00f9 colpite dall\u2019infezione sono la val di Non, la val di Cembra e la valle dei Laghi. Due possono essere le fasi della malattia: una sindrome similinfluenzale e una sindrome neurologica, con complicanze che possono durare nel tempo. La malattia ha un tasso di letalit\u00e0 dell\u20191-2%. Non esiste un trattamento efficace per la TBE, ma solo una terapia di supporto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Unico mezzo valido contro la malattia \u00e8 la prevenzione, riducendo il contatto con le zecche e facendo ricorso alla vaccinazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Meglio un\u2019oncia di prevenzione\u2026<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il concetto \u00e8 stato ripreso in chiusura dell\u2019incontro da Andrea Rossanese che, dopo aver citato l\u2019affermazione di Pasteur \u201cLa fortuna favorisce solo le menti preparate\u201d, ha sottolineato che per combattere le zecche \u00e8 importante stare il meno possibile all\u2019aperto o, almeno, fare ricorso a insetticidi o repellenti come la permetrina, molto efficace. La concentrazione del principio attivo deve essere compresa tra il 10 e il 50%: pi\u00f9 alta \u00e8 la concentrazione pi\u00f9 a lungo dura la protezione. Quando si va in montagna \u00e8 bene applicare prima la crema solare e, dopo 15-20 minuti, il repellente. I prodotti come il Biokill contengono piretroidi o permetrina e vanno spruzzati su indumenti o calzature. Alterano il sistema nervoso della zecca, rendendola inoffensiva. Nelle zone a rischio \u00e8 bene usare indumenti coprenti per ridurre il pericolo del contatto con le zecche.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Fondamentale la vaccinazione (Ticovac) che prevede due formulazioni, una pediatrica e una per adulti, con tre dosi. L\u2019efficacia del vaccino \u00e8 del 98-100%. Ogni 5 anni la vaccinazione va rinnovata, 3 anni se si ha un\u2019et\u00e0 superiore a 60 anni. Rossanese ha concluso affermando che un grammo di prevenzione vale pi\u00f9 di un chilo di terapia (\u201cA ounce of prevention is worth a pound of cure\u201d, Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti).<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal grande al piccolo: chi si incrocia in montagna Al Trento Film Festival si \u00e8 discusso di come proteggersi dalla fauna non sempre pacifica in cui \u00e8 possibile imbattersi durante un\u2019escursione Si \u00e8 tenuto domenica 2 maggio 2021 in occasione del Trento Film Festival 2021 il convegno \u201cLa medicina di montagna incontra la fauna selvatica, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":172,"featured_media":803,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-802","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/poster-trento-film-festivak.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7TppH-cW","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/802","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/172"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=802"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/802\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":805,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/802\/revisions\/805"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/803"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}