{"id":689,"date":"2019-06-30T18:19:27","date_gmt":"2019-06-30T16:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=689"},"modified":"2019-06-30T18:19:27","modified_gmt":"2019-06-30T16:19:27","slug":"relazione-la-montagnaterapia-al-centro-1-maggio-trento-film-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=689","title":{"rendered":"Relazione &#8220;La MontagnaTerapia al Centro&#8221; &#8211; 1\u00b0 maggio Trento Film Festival"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>LA MONTAGNATERAPIA AL CENTRO<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>A Trento una tavola rotonda per fare il punto su una neo-disciplina cara al CAI<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>G.C. Agazzi<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Trento, lo scorso 1\u00b0 maggio, nella sala conferenze della Fondazione Caritro si \u00e8 svolta una tavola rotonda sulla montagnaterapia, organizzata in occasione del Film Festival 2019 dalla Commissione Medica del CAI.\u00a0Dopo la presentazione del moderatore il Dottor Luigi Festi, il presidente generale del CAI Vincenzo Torti ha ricostruito in breve la storia della montagnaterapia. E\u2019seguito il saluto del direttore del Trento Film Festival 2019.<\/p>\n<p>Paolo Di Benedetto \u00e8 stato il primo a intervenire per fornire, dati alla mano, una panoramica esaustiva dell\u2019attuale situazione italiana. Psichiatra di Rieti e membro della Commissione Medica del CAI, ha parlato del lavoro che \u00e8 stato fatto nel corso degli ultimi due anni dal gruppo montagnaterapia, nominato il 17 febbraio 2017 con l\u2019intento di mappare, attraverso un questionario, le attivit\u00e0 delle Sezioni del CAI. Il questionario \u00e8 stato somministrato alle sezioni nel periodo giugno-settembre 2017. In totale sono state prese in considerazione 509 sezioni, di cui 66 svolgono o hanno recentemente svolto attivit\u00e0 di montagnaterapia. Il 44% delle attivit\u00e0 ha coinvolto persone con disagio psichico, nel 37% dei casi i partecipanti avevano disabilit\u00e0, l\u201911% presentava un problema di dipendenza, mentre i restanti erano colpiti da altri disturbi. Per quanto riguarda il regime di convenzione\/collaborazione il 43% \u00e8 stato con enti, cooperative o associazioni, il 34% con le ASL e il 23% con gestione di tipo autonomo. La maggior parte delle sezioni svolge con una certa frequenza accompagnamenti di montagnaterapia soprattutto nei periodi di bel tempo (stagionalit\u00e0) e spesso con una media di 1 o 2 escursioni mensili. Altre sezioni, in numero minore, svolgono l\u2019attivit\u00e0 in modo pi\u00f9 saltuario. Il rapporto tra numero di utenti e numero di accompagnatori \u00e8 di circa 3,44 utenti per accompagnatore. Nel 79% dei casi si \u00e8 trattato di attivit\u00e0 escursionistica, nel 12% di arrampicata e nel 9% di speleo o rafting, o mtb. Nell\u201986% dei casi si \u00e8 trattato di uscite turistiche o escursionistiche. Nel 59 % dei casi gli accompagnatori sono stati soci CAI non titolati.). Tra le criticit\u00e0 emerse vi \u00e8 la necessit\u00e0 di revisione delle linee guida e la mancanza di condivisione in grado di uniformare la gestione, le questioni assicurative e di tesseramento. Un\u2019altra criticit\u00e0 emersa \u00e8 la necessit\u00e0 di una migliore strutturazione dei servizi di montagna terapia. In Italia esiste una rete di soggetti pubblici, privati e singole persone appassionate che d\u00e0 vita a progetti di montagnaterapia. Codesta rete si articola in 9 Macrozone geografiche, ciascuna delle quali con un referente e costituite da gruppi di operatori (medici, psicologi, educatori, accompagnatori) che si riuniscono periodicamente sia in un congresso nazionale biennale, sia in convegni e iniziative locali. Il relatore ha tenuto a precisare che la passione va coniugata al rigore professionale, scientifico e metodologico di alto profilo per non perdere di vista gli obiettivi a cui si guarda. \u201cE\u2019 essenziale definire, attraverso strumenti propri di valutazione degli interventi socio-sanitari ed educativi, la cornice culturale, scientifica e professionale\u201d, ha affermato Di Benedetto, sottolineando che nel progetto di valutazione in montagnaterapia occorre definire il programma, il gruppo di lavoro, il resoconto delle uscite, la documentazione clinica, educativa e amministrativa e uno studio degli esiti. La montagnaterapia, a differenza di quanto attualmente ancora si ritiene, non \u00e8 una pseudo-scienza. I presupposti su cui si fonda sono rappresentati da competenze cliniche e pedagogiche, metodologia, formazione, creazione di un team in grado di lavorare in sinergia, studio dei processi e dei relativi esiti. La montagnaterapia va definita come una metodologia terapeutico-raibilitativa e socio-educatica attenta alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione. Richiede un lavoro sulle dinamiche di gruppo nell\u2019ambiente culturale, naturale della montagna nella dimensione dei piccoli gruppi anche coordinati fra loro, per tempi brevi o sessioni stanziali. Utilizza le conoscenze e le tecniche proprie delle discipline della montagna integrate con i trattamenti medici, psicologici e\/o educativi gi\u00e0 in atto. Le attivita\u0300 di montagnaterapia richiedono competenze cliniche e l&#8217;adozione di appropriate metodologie per progetti anche in contesti socio-sanitari, nonch\u00e9 la formazione degli operatori, che comprende anche la partecipazione a convegni e seminari. Fondamentale \u00e8 l\u2019organizzazione dei team di figure professionali e la cooperazione dei volontari, delle guide alpine, degli istruttori e degli esperti di montagna provenienti dal Club Alpino Italiano e dalle associazioni di settore. Tanti sono i possibili effetti legati alla montagnaterapia: attivare esperienze per superare le difficolta\u0300 psicologiche, motorie e relazionali in psichiatria, ampliare le esperienze in cardiologia riabilitativa, medicina generale, geriatria e oncologia, contenere i fenomeni regressivi e involutivi connessi alla malattia, recuperare senso di auto-efficacia e orientamento in spazio-tempo particolari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-691 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-TN-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-TN-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-TN-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-TN-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-TN-1-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel corso della giornata sono intervenuti i seguenti relatori:<\/p>\n<p>Sandro Carpineta, psichiatra di Arco (Tn), gi\u00e0 membro della Commissione Medica del CAI, ha parlato dei progressi fatti negli ultimi anni, dicendo che i dati sono, comunque, sottostimati. Esistono, infatti, molte pi\u00f9 realt\u00e0 sul territorio. Agli inizi degli anni 2000 cominciano a collaborare mondi diversi (Sanit\u00e0, mondo alpino, associazionismo). Molti gruppi sono nati in seguito ad una spinta interna in ambito psichiatrico. Tra il 2003 e il 2004 ci sono stati i primi incontri di confronto in Trentino presso il rifugio Pernici. Sono seguiti, successivamente, incontri biennali a Riva del Garda, Bergamo, Cuneo, Rieti, Pordenone, e in Sardegna. Si \u00e8 ricercato un metodo di validazione e di confronto. Tra le tecniche utilizzate l\u2019escursionismo e l\u2019arrampicata. Si \u00e8 intrapreso un confronto tra gruppi. La psichiatria \u00e8 stata molto trainante; poi, anche altre realt\u00e0 sono emerse. Si sono firmati accordi tra alcune associazioni e il CAI. Si sono aggiunti servizi per le dipendenze e associazioni di non vedenti. Occorrerebbe, ora, la cooperazione dei gestori dei rifugi montani che gi\u00e0 hanno iniziato un corso di preparazione alla montagnaterapia.<\/p>\n<p>Anna Torretta, guida alpina di Courmayeur, che ha parlato dei vari aspetti della disabilit\u00e0. Ha presentato un progetto, sviluppato con il Dipartimento di Salute Mentale di Aosta, in qualit\u00e0 di operatrice, con 18 ragazzi (9 maschi e 9 femmine) dai 16 ai 26 anni di et\u00e0 con pratica dell\u2019arrampicata con due uscite esterne. Il progetto ha avuto dei buoni risultati con una riduzione dei ricoveri e dell\u2019uso dei farmaci. Un\u2019altra esperienza \u00e8 stata con Eleonora Del Nevo, una ragazza che \u00e8 andata incontro a disabilit\u00e0 precipitando, in montagna, a causa del crollo di una cascata di ghiaccio. Nonostante questo la ragazza continua ad arrampicare. Il progetto \u201cscivolare sul ghiaccio\u201d prevede, ora, l\u2019organizzazione di una gara per abili e disabili, con l\u2019obiettivo di proporre un nuovo modo di scalare il ghiaccio. Va da s\u00e9 che per accompagnare in queste attivit\u00e0 le persone disabili occorre che le guide alpine abbiano una formazione.<\/p>\n<p>Franco Perlotto \u00e8 intervenuto portando la propria esperienza di alpinista che ha effettuato nel corso della sua vita numerose salite estreme, esponendosi a vari rischi. Per oltre 20 anni Perlotto ha girato il mondo in luoghi. A 56 anni un infarto del miocardio lo ha colpito, interrompendo la sua attivit\u00e0. Gli sono stati applicati due stent e ha dovuto assumere farmaci antidepressivi per la situazione che si \u00e8 venuta a creare. Dopo un periodo buio si \u00e8 di nuovo avvicinato alla montagna grazie al CAI di Torino che gli ha affidato la gestione del rifugio Boccalatte a 2800 metri di quota nel gruppo del Monte Bianco. In pi\u00f9 ha potuto effettuare attivit\u00e0 nelle Piccole Dolomiti. Queste opportunit\u00e0 hanno consentito un miglioramento del suo stato di salute e permesso di ridurre il dosaggio dei alcuni farmaci, trasformandosi in una vera \u201cauto-cura\u201d.<\/p>\n<p>Sandro Filippini, giornalista, ha raccontato l\u2019esperienza dell\u2019alpinista polacco Tomek Makievich, dipendente da droghe che ha risolto il suo problema andando in montagna e occupandosi della raccolta di fondi per scalare il Nanga Parbat in invernale. Ha fatto della montagna una medicina.<\/p>\n<p>Silvio Mondinelli, alpinista che ha salito tutti i 14 ottomila, ha parlato del suo percorso di vita, delle esperienze che lo hanno messo a confronto con la montagna. Dopo di aver concluso la salita dei 14 ottomila, la sua vita \u00e8 cambiata. Dopo una parentesi durante la quale si \u00e8 occupato di una fattoria e di un orto, ha continuato la sua esistenza come guida alpina. \u00abTra le persone che ho accompagnato ce n\u2019erano affette da stress, da ludopatie e da dipendenze da droghe\u00bb ha affermato, sottolineando poi che occorrerebbe inserire \u00a0per le guide alpine\u00a0 corsi per accompagnare i disabili in montagna.<\/p>\n<p>Matteo Della Bordella, di Varese, alpinista, presidente dei \u201cRagni di Lecco\u201d ha affermato che la montagna pu\u00f2 aiutare molte persone ad uscire dalle difficolt\u00e0. Pu\u00f2 aiutare a staccarsi dalle dipendenze, aprendo la porta a nuove opportunit\u00e0 di vita. Il mondo dell\u2019alpinismo pu\u00f2 aiutare come \u00e8 stato per i \u201cRagni di Lecco\u201d che hanno avvicinato dei ragazzi ipovedenti all\u2019arrampicata sportiva in palestra, facendo loro sviluppare una nuova percezione che va oltre quella visiva.Eleonora Del Nevo, arrampicatrice disabile \u00e8 entrata a far parte dei \u201cRagni di Lecco\u201d. E\u2019stata aiutata a riprendere ad arrampicare. Occorre grande unit\u00e0 tra gli appassionati della montagna, professionisti e non, per creare iniziative che possono coinvolgere chi \u00e8 affetto da disabilit\u00e0 di qualunque origine.<\/p>\n<p>Claudio Sartori, presidente del CAI Alto Adige, ha preso la parola per dire che risale al 2009 la prima esperienza di montagnaterapia, con la presenza di accompagnatori (guide alpine e volontari) e operatori sanitari (medici, infermieri e psicologi). In dieci anni sono state accompagnate seicento persone affette da disabilit\u00e0. Sartori ha affermato che vivere a contatto con la montagna e con la natura pu\u00f2 allontanare lo spettro della depressione. Ha proseguito, poi, dicendo che gli obiettivi si raggiungono a piccoli passi, come avviene nel corso di escursioni dove si raggiungono anche 1500 metri di dislivello in un giorno.<\/p>\n<p>Luca Calzolari, giornalista del CAI, \u00e8 stato uno dei primi che ha creduto nell\u2019importanza della montagnaterapia: nel suo intervento ha spiegato quanto sia fondamentale il ruolo dei media per diffonderne la conoscenza e ricordato che il primo articolo sul tema era comparso su Montagna 360\u00b0 in occasione di Convegno svoltosi a Riva del Garda. Da allora la montagnaterapia ha preso corpo, cominciando a strutturarsi e dimostrando al mondo che la disabilit\u00e0 esiste. \u201cServono gli strumenti che possano aiutare il disagio sia fisico che mentale\u201d, ha detto Calzolari. \u201cLa nostra societ\u00e0 ne ha estremo bisogno\u201d. Occorre anche definire un approccio corretto anche da parte di chi presta soccorso a un disabile o nella ricerca di dispersi. In conclusione occorre permettere certe attivit\u00e0 ai disabili, senza escluderli.<\/p>\n<p>Andrea Orlandini, direttore sanitario del CNSAS, ha parlato delle difficolt\u00e0 che si possono incontrare nel soccorrere persone affette da disabilit\u00e0, non sempre collaboranti. Richiedono certamente un maggiore impegno nel loro recupero e possono creare imprevisti non conosciuti dai soccorritori. Si tratta di problematiche complesse per chi si trova a dover aiutare qualcuno in condizioni critiche. Orlandini ha raccontato, poi, un aneddoto capitatogli personalmente in occasione di un soccorso effettuato in Savoia per recuperare una donna anziana di 84 anni con una frattura di femore in un luogo impervio in mezzo a un fitto bosco. La donna si rifiutava di essere vericellata sull\u2019elicottero. Cos\u00ec il medico ha dovuto addormentarla per riuscire a trasportarla in ospedale in elicottero. Ecco, quindi, la difficolt\u00e0 incontrata nel raccogliere e soccorrere pazienti affetti da disabilit\u00e0. Serve un\u2019attenta valutazione dei fattori di rischio quando si devono accompagnare persone disabili.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-690 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"351\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vincenzo Torti ha chiuso la tavola rotonda. \u201cLa montagnaterapia \u00e8 attualmente declinata in moltissimi modi e si sta diffondendo sempre di pi\u00f9\u201d. Da circa un mese, dopo estenuanti trattative il CAI \u00e8 giunto ad assicurare i disabili che vengono accompagnati in montagna. Giancarlo Spagna, esperto di assicurazioni in ambito CAI, ha potuto dare una risposta alle problematiche esistenti e non risolte. La clausola sulle modalit\u00e0 di risarcimento in caso di infortunio \u00e8 stata riscritta almeno dieci volte, ha detto Torti. Poi, finalmente si \u00e8 trovata una soluzione per assicurare i disabili. Si tratta di una forma di assicurazione identica e con le stesse coperture di una normale attivit\u00e0 con strutture o enti riconosciuti e convenzionati con il CAI. Il costo dell\u2019assicurazione \u00e8 di sei euro a giornata, met\u00e0 a carico del CAI per i tesserati.<\/p>\n<p>Il moderatore ha concluso l\u2019evento ricordando la necessit\u00e0 di una migliore professionalit\u00e0 da parte di medici e operatori, per garantire anche un approccio in sicurezza in ambiente alpino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Trento, lo scorso 1\u00b0 maggio, nella sala conferenze della Fondazione Caritro si \u00e8 svolta una tavola rotonda sulla montagnaterapia, organizzata in occasione del Film Festival 2019 dalla Commissione Medica del CAI.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":690,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-689","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tavola-Rotonda-Tn-2.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7TppH-b7","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/689","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=689"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/689\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":692,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/689\/revisions\/692"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/690"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=689"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=689"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=689"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}