{"id":612,"date":"2019-01-16T18:57:05","date_gmt":"2019-01-16T17:57:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=612"},"modified":"2019-01-16T18:57:05","modified_gmt":"2019-01-16T17:57:05","slug":"convegno-nazionale-societa-italiana-di-medicina-di-montagna-bergamo-13-ottobre-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=612","title":{"rendered":"Convegno Nazionale Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna Bergamo, 13 ottobre 2018"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: center;\"><strong><em>Convegno Nazionale Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna<\/em><\/strong><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><strong><em>Bergamo, 13 ottobre 2018<\/em><\/strong><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si \u00e8 tenuto a Bergamo, in occasione della Fiera della Montagna, sabato 13 ottobre 2018 il \u00a0\u00a0XX\u00b0 Congresso Nazionale della Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna dal titolo \u201cLa Medicina di Montagna incontra la Medicina dei Viaggi\u201d.<\/p>\n<p>Il convegno \u00e8 stato organizzato dalla Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna in collaborazione con la Societ\u00e0 Italiana di Medicina dei Viaggi, \u00a0con le Commissioni Mediche dei CAI Centrale, Regionale e Sezionale e con l\u2019Ordine dei Medici della Provincia di Bergamo.<\/p>\n<p>Dopo i saluti di Paolo Valoti, presidente del CAI di Bergamo, di Guido Marinoni, presidente dell\u2019Ordine dei Medici della Provincia di Bergamo e di Benigno Carrara, presidente della Commissione Medica del CAI di Bergamo, hanno avuto inizio i lavori del Congresso.<\/p>\n<p>La prima sessione del Congresso dal titolo <em>\u201cMedicina di Montagna e Medicina dei Viaggi nel Mondo\u201d<\/em> \u00e8 stata moderata da Franz De La Pierre, membro della Commissione Centrale Medica del CAI, e da Guido Marinoni, presidente dell\u2019Ordine dei Medici della Provincia di Bergamo.<\/p>\n<p>Lorenza Pratali, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna e vicepresidente della Commissione Centrale Medica del CAI, \u00e8 stata la prima relatrice, parlando dell\u2019\u201cABC della Medicina di Montagna: le patologie d\u2019alta quota dalla prevenzione al trattamento\u201d.\u00a0 Ha descritto la risposta fisiologica dell\u2019organismo umano quando si espone all\u2019alta quota, dove c\u2019\u00e8 carenza di ossigeno, definendo il <em>timing<\/em> delle varie risposte: risposta ventilatoria ipossica, aumento della densit\u00e0 dei capillari sanguigni, aumento della concentrazione dell\u2019emoglobina, aumento della ventilazione polmonare, aumento della frequenza cardiaca. Angelo Mosso \u00e8 stato un fisiologo italiano che tra i primi si \u00e8 occupato della fisiologia dell\u2019alta quota, scrivendo il libro <em>\u201cFisiologia dell\u2019uomo sulle Alpi\u201d,<\/em> ideatore della Capanna Margherita nel gruppo del Monte Rosa. Pratali ha parlato dei primi studi effettuati agli inizi del secolo scorso sul male acuto di montagna (AMS). Oltre a questa patologia possono comparire nei soggetti che si espongono all\u2019alta quota edemi periferici, edema cerebrale d\u2019alta quota <em>(HACE)<\/em>, edema polmonare d\u2019alta quota <em>(HAPE),<\/em> emorragie della retina, disturbi neurologici, malattia cronica d\u2019alta quota. E\u2019 stato realizzato un progetto di nome <em>AL.P.I.<\/em> che ha ideato l\u2019utilizzo di un questionario per valutare i problemi di salute connessi ad attivit\u00e0 in alta quota. La malattia acuta d\u2019alta quota si manifesta con segni quali edemi periferici, cianosi delle labbra, alterazioni dello stato mentale e incapacit\u00e0 a camminare in modo rettilineo (atassia). Fattori predisponenti sono la residenza a bassa quota, la suscettibilit\u00e0 individuale, pregressi episodi di male acuto di montagna, l\u2019et\u00e0, la condizione fisica, la ridotta risposta ventilatoria alla carenza di ossigeno, l\u2019obesit\u00e0, i soggetti russatori, l\u2019emicrania ed eventuali interventi sul collo. Altri fattori favorenti possono essere la velocit\u00e0 di ascesa, il freddo, l\u2019esercizio intenso e le infezioni delle vie aeree. La valutazione sul campo dei sintomi pu\u00f2 essere effettuata ricorrendo, dopo almeno sei ore di permanenza in quota, al <em>Lake Louise Score. <\/em>Esistono tre differenti gradi di Male Acuto di Montagna: lieve, con buona risposta ai farmaci, moderato, risponde ai farmaci, ma torna, e severo con scarsa risposta ai farmaci. Occorre scendere, riposare, curare l\u2019idratazione, usare farmaci come aspirina, paracetamolo, ibuprofene nella forma leggera. Nella forma moderata-severa valgono le stesse regole in pi\u00f9 va valutata la somministrazione di acetazolamide (diamox) e di ossigeno o l\u2019utilizzo del sacco iperbarico, se non si riesce a scendere in fretta. Importante \u00e8 proteggersi dal freddo. Come prevenzione si pu\u00f2 ricorrere alla profilassi farmacologica facendosi consigliare da un medico. Con una prevalenza tra lo 0,1 e l\u20191% tra i 4200 e i 5500 metri pu\u00f2 comparire l\u2019edema cerebrale d\u2019alta quota. I segni sono mal di testa che non scompare in seguito a trattamento analgesico e segni neurologici. Occorre scendere velocemente (500-1000 metri) e somministrare ossigeno o usare il cassone iperbarico. L\u2019edema polmonare d\u2019alta quota compare in genere oltre i 2500 metri e va trattato in modo tempestivo. La prevenzione \u00e8 efficace. E\u2019 pi\u00f9 frequente nei soggetti giovani, compare entro tre giorni dall\u2019arrivo in alta quota, e viene favorito dalla mancanza di acclimatamento e dall\u2019esercizio fisico troppo intenso. Per quanto riguarda l\u2019uso dei farmaci (nifedipina, tadalafil, salmeterolo) serve la presenza di un medico. I sintomi sono difficolt\u00e0 alla respirazione, tosse secca, catarro denso e roseo, cianosi. Occorre scendere in fretta (500-1000 metri), somministrare ossigeno o ricorerre all\u2019utilizzo del cassone iperbarico. La prevenzione \u00e8 l\u2019arma vincente per evitare l\u2019insorgere di tutte queste patologie provocate dall\u2019alta quota: salire lentamente evitando sforzi troppo intensi, curare l\u2019idratazione, non bere alcoolici e non assumere sonniferi, essere allenati in modo idoneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-614 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-2-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-2-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Prof. Gianfranco Parati, direttore della Scuola di Specialit\u00e0 in Malattie Cardiovascolari dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi della Bicocca di Milano, ha tenuto una Lettura Magistrale avente per tema le raccomandazioni messe a punto da poco da un gruppo di medici di tutto il mondo per i pazienti affetti da cardiopatia che frequentano la montagna. Il titolo della Lettura Magistrale\u00a0 \u00e8 stato \u201cIl paziente \u201ccardiopatico\u201d pu\u00f2 andare in montagna? Le nuove raccomandazioni 2018\u201d. Occorre valutare attentamente questi pazienti, ma, attualmente, i criteri sono pi\u00f9 inclusivi rispetto a molti anni fa. Occorre, comunque un\u2019attenta valutazione clinica da parte di un cardiologo che conosca la Medicina di Montagna e sappia dare dei buoni consigli a chi \u00e8 affetto da una cardiopatia.<\/p>\n<p>Andrea Rossanese, medico esperto in medicina dei viaggi del Centro per le Malattie Tropicali dell\u2019Ospedale Sacro Cuore, Negrar (VR), ha presentato una relazione dal titolo \u201cLa Wilderness Medicine al servizio di viaggiatori per turismo o per lavoro\u201d. Ha parlato dell\u2019Expedition Medicine e della Wilderness Medicine, che si occupano di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 accadere nel corso di spedizioni in zone remote del pianeta, non solo in luoghi di montagna, ma, per esempio, nella foresta amazzonica, nelle regioni polari, negli oceani o nei deserti. E\u2019 stata una presentazione interessante che ha trattato patologie poco conosciute. Il relatore ha parlato di come gestire l\u2019organizzazione di una spedizione dalle \u00a0sue fasi iniziali fino al rientro.<\/p>\n<p>E\u2019 seguita la presentazione di Alberto Tomasi dal titolo \u201cLa medicina dei Viaggi e la Medicina di Montagna: un connubio idilliaco\u201d. Lo stesso relatore ha, poi, parlato di \u201cVaccini: la medicina basata sulle evidenze\u201d, affrontando il tema delle vaccinazioni da effettuare prima di intraprendere un viaggio in regioni extra-europee.<\/p>\n<p>La seconda sessione del Congresso, quella del pomeriggio, dal titolo <em>\u201cLa Medicina di Montagna e. la Medicina dei Viaggi in Italia\u201d<\/em> \u00e8 stata moderata da Annalisa Cogo, direttrice della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Ferrara, e da Benigno Carrara, presidente della Commissione Medica del CAI di Bergamo.<\/p>\n<p>Antonella Bergamo, medico specialista in dermatologia e vicepresidente della Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna, ha presentato una relazione dal titolo \u201cin montagna quando \u00e8 caldo: consigli pratici\u201d. La relatrice ha illustrato i rischi derivanti dall\u2019eccessiva esposizione ai raggi solari in alta quota. Quando si va in montagna \u00e8 bene programmare l\u2019escursione tenendo conto delle previsioni meteo, dell\u2019umidit\u00e0, del vento, della temperatura deli luoghi dove si intende andare. La relatrice ha parlato della capacit\u00e0 dell\u2019organismo umano di termoregolare la temperatura corporea a seconda delle situazioni esterne. Ha sottolineato l\u2019importanza di una corretta idratazione specie nel periodo estivo. L\u2019acqua \u00e8 un costituente essenziale del nostro corpo e aiuta a regolarizzare la temperatura corporea per mezzo della sudorazione. I soggetti pi\u00f9 a rischio per il calore sono i bambini, gli anziani e gli obesi. Le malattie da caldo comprendono i crampi muscolari, l\u2019eruzione da calore, il colpo di sole e il colpo di calore. Si tratta di situazioni cliniche di cui si deve tenere ben conto considerati gli attuali cambiamenti climatici che stanno portando ad un graduale aumento delle temperature. Anche i questi casi \u00e8 sempre meglio prevenire che curare: portare con s\u00e9 una quantit\u00e0 di acqua sufficiente, bere molto spesso, indossare indumenti protettivi, usare un cappello, rinfrescare i polsi, evitare di camminare nelle ore pi\u00f9 calde del giorno, usare creme di protezione per evitare scottature della pelle, cercare di avere un allenamento adeguato ed evitare gli sforzi eccessivi.<\/p>\n<p>Guido Giardini, responsabile dell\u2019Ambulatorio di Medicina di Montagna e primario del reparto di Neurologia dell\u2019Ospedale di Aosta, ha, poi, preso la parola con una presentazione dal titolo \u201cL\u2019 ambulatorio di Medicina di Montagna: due realt\u00e0 in Italia per i turisti di Montagna\u201d. Giardini ha parlato dell\u2019attivit\u00e0 svolta nell\u2019Ambulatorio di Medicina di Montagna che si occupa dei professionisti della montagna, quali guide e soccorritori, lavoratori in alta quota, del turismo d\u2019alta quota e dei soggetti portatori di patologie croniche che desiderano andare in montagna. Presso l\u2019ambulatorio vengono effettuate visite per valutare l\u2019idoneit\u00e0 all\u2019andare montagna, compreso il test da sforzo in ipossia. Vengono dati consigli a chi effettua trekking o spedizioni alpinistiche extra-europee. In questo ambito sono stati portati a termine i progetti <em>\u201cR\u00e9samont\u201d<\/em> riguardanti la medicina di montagna in collaborazione con Francia e Svizzera, comprendenti anche la telemedicina.<\/p>\n<p>La seconda parte della comunicazione \u00e8 stata presentata da Paolo Pischiutti, medico del Dipartimento di Prevenzione dell\u2019<em>Azienda per l\u2019Assistenza Sanitaria n\u00b03 \u201cAlto Friuli, Collinare, Medio Friuli\u201d <\/em>, che ha portato un suo contributo al congresso parlando dell\u2019esperienza dell\u2019ambulatorio di medicina di montagna da poco nato a Udine, il secondo in Italia. L\u2019ambulatorio \u00e8 stato creato anche grazie a una convenzione tra le Universit\u00e0 di Udine e di Trieste in collaborazione con la scuola di specializzazione in \u201cmedicina dello sport e dell\u2019esercizio\u201d. L\u2019ambulatorio si occupa dei soggetti affetti da patologie croniche che frequentano la montagna, dei professionisti della montagna, dei soggetti che praticano sport in ambiente montano, in particolare in alta quota, e di quei soggetti che hanno sofferto in passato di patologie provocate dall\u2019alta quota.<\/p>\n<p>Giacomo Strapazzon, medico dell\u2019EURAC di Bolzano, del CNSAS e membro della Commissione Medica della Cisa-Ikar ha parlato del freddo in montagna con una relazione dal titolo \u201cLa doppia faccia della Montagna: il freddo\u201d. Ha presentato alcuni casi di ipotermia accidentale, dando consigli pratici. L\u2019ipotermia accidentale viene definita come un calo della temperatura corporea al di sotto dei 35\u00b0C, dovuto a cause esterne. Spesso l\u2019ipotermia si associa a traumi riportati in montagna o alla mancanza di ossigeno causata dall\u2019alta quota. Strapazzon ha parlato dei quattro stadi dell\u2019ipotermia: tipo 1 (35-32\u00b0C), tipo 2 (32-28\u00b0C), tipo 3 (28-24\u00b0C) e tipo 4 (&lt;24\u00b0C).<\/p>\n<p>E \u2019importante rimuovere il soggetto ipotermico il prima possibile, evitando ulteriori abbassamenti della temperatura corporea e trasportandolo in fretta in ospedale. Fondamentale risulta\u00a0 la prevenzione per evitare di essere vittime del freddo e della conseguente ipotermia corporea.<\/p>\n<p>La dr.ssa Anna Beltrame, infettivologa, ha parlato delle zoonosi sulle montagne italiane con particolare riferimento al grave problema delle zecche, che nel 2018 hanno costituito un grosso problema per i frequentatori della montagna, in particolare in Veneto, in Friuli e in alcune localit\u00e0 del Trentino. Sono state date alcune indicazioni sulla prevenzione e sul come comportarsi in caso di morso di zecca.<\/p>\n<p>Mario Milani, direttore sanitario del CNSAS, ha concluso i lavori del convegno con una interessante relazione dal titolo \u201cSoccorso Alpino e Turismo in Montagna\u201d.<\/p>\n<p>Nel corso del Congresso, tra le 14 e le 15, vi \u00e8 stata una presentazione di lavori scientifici come poster orali che ha avuto come moderatori il Prof. Corrado Angelini di Padova e la dr.ssa Simona Mrakic-Sposta del Cnr di Segrate (Mi) che hanno assegnato il Premio S.I.Me.M. al miglior lavoro scientifico presentato come poster.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-613 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"428\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 tenuto a Bergamo, in occasione della Fiera della Montagna, sabato 13 ottobre 2018 il \u00a0\u00a0XX\u00b0 Congresso Nazionale della Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna dal titolo \u201cLa Medicina di Montagna incontra la Medicina dei Viaggi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":613,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,3],"tags":[],"class_list":["post-612","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita","category-convegno"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Congresso-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7TppH-9S","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/612","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=612"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/612\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":616,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/612\/revisions\/616"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=612"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=612"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=612"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}