{"id":533,"date":"2018-03-29T23:20:27","date_gmt":"2018-03-29T21:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=533"},"modified":"2018-03-29T23:20:27","modified_gmt":"2018-03-29T21:20:27","slug":"8-corso-di-ricerca-e-stabilizzazione-del-travolto-da-valanga-dedicato-a-walter-bucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=533","title":{"rendered":"8\u00b0 Corso di ricerca e stabilizzazione del travolto da valanga, dedicato a Walter Bucci"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>8\u00b0 Corso di ricerca e stabilizzazione del travolto da valanga, dedicato a Walter Bucci<\/strong><\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-534 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Gran-Sasso-1-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"360\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Gran-Sasso-1-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Gran-Sasso-1-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Gran-Sasso-1-1024x614.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><\/p>\n<p>Il corso ha avuto luogo a Fonte Cerreto (Assergi) dal 9 all\u201911 febbraio 2018. Igor Chiambretti dell\u2019AINEVA ha presentato la prima relazione: la neve e le valanghe possono mettere seriamente a repentaglio la vita dei frequentatori invernali della montagna e, quindi, anche la sicurezza dei soccorritori. Il pericolo \u00e8 determinato dalla tipologia e dalla magnitudo di una valanga e dal grado di instabilit\u00e0 potenziale del manto nevoso.Va ricordato che il reato di distacco valanga \u00e8 un reato di tipo penale. La valanga pu\u00f2, infatti, determinare un pericolo per l\u2019incolumit\u00e0 delle persone. Spesso vi \u00e8 il timore di denunciare l\u2019evento. Tra il 1984 e il 2018 si sono verificati 1467 incidenti in valanga ufficialmente censiti. Il numero di questi ultimi \u00e8 andato crescendo, come pure \u00e8 aumentata la vendita di attrezzature da sci. Alle prime nevicate, a inizio stagione, la gente fa attivit\u00e0 sportiva in un ambiente che presenta una maggiore instabilit\u00e0 del manto nevoso. Sono talvolta segnalati incidenti da valanga anche in periodo estivo. \u00c9 curioso far notare che la maggior parte degli incidenti provocati dal distacco di una valanga accade nel corso delle stagioni con meno neve. Il numero degli incidenti mortali invece \u00e8 rimasto nel tempo costante. Vanno portati avanti politiche di prevenzione e dispositivi di protezione individuale, procedure di autosoccorso, corsi di formazione e consultazione dei bollettini valanghe. Negli ultimi anni si \u00e8 registrato un lievissimo incremento degli incidenti dovuto alla frequentazione di pendii pi\u00f9 ripidi, alla comparsa di nuove discipline, al \u201cfreeride\u201d, all\u2019helisky, all\u2019uso delle ciaspole e alla comparsa di nuove categorie di utenza poco esperta. Tra il 1985 e il 2018 si \u00e8 registrata una media di 19 vittime a stagione. Si sta verificando un incremento sensibile dei feriti. Solo nel 19% dei casi la vittima \u00e8 sola e non \u00e8 in grado di praticare l\u2019autosoccorso. Nell\u201981% dei casi uno o pi\u00f9 compagni possono praticare il soccorso. La maggior parte degli incidenti accade in condizioni di pericolo medio-basso (grado di pericolo 3 67%, grado di pericolo 2 21%). La pratica dell\u2019autosoccorso \u00e8 fondamentale. \u00c8 necessario portare sempre con s\u00e9 i dispositivi di protezione individuale (Artva, sonda e pala). La sicurezza sta nella conoscenza. L\u2019attuale maggiore numero di feriti dipende dal fatto che si arriva prima e dalla maggiore organizzazione. Gli accertamenti giudiziari vanno fatti sul terreno subito e non dopo una settimana, quando le condizioni ambientali sono cambiate, a causa del cambiamento del manto nevoso.<\/p>\n<p>Di seguito il riassunto delle relazioni:<\/p>\n<p>Giacomo Strapazzon dell\u2019EURAC di Bolzano ha analizzato la di medicina e valanghe.\u00a0 La curva di sopravvivenza del travolto in valanga \u00e8 superiore al 90% nei primi dieci minuti. Le tre cause di morte sono asfissia, trauma e ipotermia. Se la testa del travolto non \u00e8 sepolta si ha una maggiore percentuale di sopravvivenza. Dopo 35 minuti dal seppellimento la percentuale di sopravvivenza si riduce. In Canada la maggior causa di morte nel travolgimento da valanga \u00e8 dovuto ai traumi. Interessante notare come nelle valanghe che si staccano nel periodo estivo le morti sono spesso dovute ai traumi. La vera differenza nel ridurre il numero degli incidenti causati da valanga sta nella prevenzione e nell\u2019 autosoccorso. La Commissione Medica della Cisa-Ikar ha messo a punto una checklist per il travolto da valanga che contiene alcune importanti linee-guida in grado di regolamentare le varie fasi del soccorso in valanga. Il 50% dei travolti si trova a un metro di profondit\u00e0 con la testa a valle.<\/p>\n<p>Andrea Orlandini ha, poi, parlato del \u201ctriage in valanga\u201d. \u00a0Nelle fasi del soccorso in valanga occorre fare delle scelte. Ci sono strumenti di triage e tattica di triage. Esiste un tempo di estricazione della vittima, un tempo di trattamento (media 23 minuti), un tempo di evacuazione e una capacit\u00e0 di trattamento ospedaliero del paziente. Sarebbe opportuno creare uno \u201cscore\u201d per la valutazione del travolto. \u00c8 importante non farsi prendere dal panico, un aspetto emotivo di rilevante importanza. Occorrono la capacit\u00e0 cognitiva di selezionare e l\u2019esperienza. Pu\u00f2 essere utile l\u2019uso di progetti di simulazione.\u00a0 Importante \u00e8 una corretta comunicazione, il rispetto dei ruoli nei team di soccorso e l\u2019organizzazione, che deve cercare di mettere ordine nel caos. Serve assegnare le dovute competenze ad ogni ruolo. Il relatore ha giustamente affermato che la competenza \u00e8 un prodotto tra conoscenza ed esperienza.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio R. Misseroni e Francesco Valgoi hanno parlato dell\u2019autosoccorso in valanga. Esistono una parte tecnico-alpinistica ed una parte sanitaria. Si tratta di due parti complementari, di due condizioni gestite da tecnici e sanitari che devono rispettare il loro ruolo. Hanno molta importanza le attrezzature, la prevenzione ed il soccorso. Occorre pure migliorare e approfondire le conoscenze. Serve accorciare i tempi, ridurre il rischio anche per i soccorritori (rischio residuo). Il materiale deve essere efficiente ed efficace. Va garantita la sicurezza sul terreno a rischio di valanghe. Va verificata la compatibilit\u00e0 degli Artva, sia in emissione che in ricezione. L\u2019autosoccorso in valanga deve restare entro i 15 minuti, quindi con un periodo di efficacia molto ridotto. Occorre mantenere la calma, facendo riferimento alla persona pi\u00f9 esperta presente sul terreno per ottimizzare i tempi di ricerca. Si deve allertare la centrale operativa, fornendo le dovute informazioni (dove e cosa \u00e8 accaduto, quando e quanti sono i feriti e i travolti, quali condizioni meteo ci sono sul posto dell\u2019incidente, la presenza di Artva). Va chiamato subito il soccorso organizzato. Si deve valutare il numero di persone, individuare un \u201cleader\u201d, ottimizzando le risorse disponibili per la ricerca (rischio residuo, capacit\u00e0 individuale, strumenti a disposizione, dimensione della valanga). Va subito stabilita una strategia di intervento. Si devono memorizzare il punto di travolgimento e il punto di scomparsa del travolto. Vanno fatte una ricerca \u201cvista-udito\u201d e una ricerca con Artva, individuando dei corridoi di ricerca. Vanno eliminati fattori di disturbo (telefoni cellulari, radio, linee elettriche). La ricerca con Artva va effettuata in tre fasi. La prima fase consiste nella ricerca del primo segnale (scansione della superficie della valanga seguendo dei corridoi anche con pi\u00f9 soccorritori a 20 metri di distanza tra ognuno). La seconda fase si basa sulla captazione del segnale. La terza fase, quella pi\u00f9 fine, consiste nella localizzazione del sepolto. Si segue la modalit\u00e0 \u201ca croce\u201d nella ricerca, selezionando il segnale acustico migliore. Ogni apparecchio di ricerca \u00e8 diverso e richiede precauzioni differenti. Individuato il punto si deve porre un segnale (bastoncini incrociati). Poi, si sonda con entrambe le mani. Esistono \u201csonde intelligenti\u201d (Pieps I probe) in grado di fornire un\u2019indicazione acustica e luminosa. Subito dopo, va fatto lo scavo a una distanza di una volta e mezza la profondit\u00e0 del seppellimento. A questo punto \u00e8 necessario che la parte tecnica e quella sanitaria siano interfacciate, con rispetto dei ruoli e degli spazi di competenza. Si scava e si disseppellisce il travolto. Coloro che si occupano dello scavo si devono alternare in modo circolare. In prossimit\u00e0 della sonda si rallenta la velocit\u00e0 di scavo e si procede con l\u2019uso delle mani e si libera il corpo della vittima, preoccupandosi in particolare delle vie aeree. Ultimato il disseppellimento, segue il trattamento sanitario. Vanno, poi, disposti l\u2019imbarellamento, il trasporto del travolto e l\u2019assistenza sanitaria.Se la ricerca primaria risulta negativa, si procede con sondaggi primari su aree prioritarie (mano a mano, spalla a spalla). Servono tre sondatori in verticale, con una profondit\u00e0 di due metri (passo 60 cm. e tre fori nella neve). Il capo squadra sta davanti. Si parte a sondare dal centro, poi, a destra e, poi, a sinistra. Se anche questa fase ha esito negativo, si procede con sondaggi sistematici a maglia larga con un massimo di dodici sondatori. Se le condizioni atmosferiche non consentono il volo dell\u2019elicottero, si precede con gli sci d\u2019alpinismo. Nella fase di approccio alla valanga si deve valutare il pericolo, effettuare l\u2019autoprotezione, preparare e trasportare i materiali sanitari, effettuare le comunicazioni via radio o telefoniche. Serve certamente pi\u00f9 tempo. Nella fase di soccorso occorre valutare i pericoli residui, ricercare con Artva ed effettuare una ricerca vista-udito, apparecchiatura Recco. Seguono lo scavo e il disseppellimento, il trattamento sanitario e l\u2019imbarellamento. Le esigenze mediche si interfacciano con quelle tecniche. Nella fase di evacuazione occorre valutare i pericoli residui, definire il percorso e le modalit\u00e0 di trasporto, gestire ed accompagnare la barella, monitorare costantemente le condizioni sanitarie del travolto.\u00a0 Si possono prospettare diversi scenari: valanghe molto grandi con molti sepolti, con travolti senza Artva, senza piastrine Recco e senza oggetti affioranti, o valanghe con pericoli residui. Occorre il dispiegamento di tutte le risorse utili nel minor tempo possibile.Serve sfruttare al massimo l\u2019elicottero, se presente. Il personale va trasportato sulla valanga rapidamente, evitando l\u2019esposizione a pericoli residui durante l\u2019avvicinamento e l\u2019allontanamento. Si pu\u00f2 spostare il personale da un punto all\u2019altro. Qualora necessario, si pu\u00f2 effettuare la ricerca Artva e Recco senza sbarcare il personale su aree pericolose. L\u2019elicottero pu\u00f2 essere sfruttato come vedetta. Permette l\u2019evacuazione rapida dei travolti. Il luogo dello sbarco \u00e8 sicuramente vicino al punto di seppellimento. Medici e infermieri devono conoscere e usare sci e ciaspole, ricercare con Artva, effettuare una ricerca vista-udito, collaborare durante i sondaggi, gestire le fasi di disseppellimento, trattamento sanitario, accompagnamento durante il trasporto, avere la dotazione per l\u2019elitrasporto e la dotazione sanitaria necessarie, avere il proprio materiale di progressione e soccorso su terreno invernale.<\/p>\n<p>Viviana Ricci ha parlato dell\u2019utilizzo delle unit\u00e0 cinofile da impiegare in valanga. Nei punti cruciali di una valanga il cane viene messo al lavoro. Il conduttore deve badare al lavoro dell\u2019animale. Esistono delle modalit\u00e0 di interazione tra soccorritori e cinofili. Occorre prestare attenzione al cane, non si deve interferire con il suo lavoro e si deve coadiuvare il conduttore.<\/p>\n<p>Angelo Grilli ha esposto il sistema Recco. Il riflettore Recco rende rintracciabili i travolti in valanga, aiutando le organizzazioni di soccorso. Funziona come una torcia elettrica, emettendo un segnale radar. Viene emesso un segnale acustico e alcune spie lampeggiano. Artva, telefoni cellulari, radio, chiavi dell\u2019auto interferiscono nella ricerca. Infatti, chi effettua la ricerca non deve avere addosso apparecchiature.<\/p>\n<p>Righetti ha approfondito la tematica dell\u2019elisoccorso in valanga. Il decollo avviene, in genere, 3-5 minuti dalla chiamata di soccorso. L\u2019atterraggio dovrebbe avvenire entro cento metri dal target. Le limitazioni sono le regole (la normativa), il meteo e le prestazioni dell\u2019elicottero. Il vento pu\u00f2 rendere talvolta l\u2019elicottero ingovernabile a causa di turbolenze o vortici. La visibilit\u00e0 minima per il decollo \u00e8 di 1500 metri, altrimenti non si pu\u00f2 volare. Al di sotto dei 1500 metri di visibilit\u00e0 si ricorre al volo strumentale (\u201cvisual flight rules\u201d). Il pilota deve sempre essere in grado di vedere dove sta andando. Gli strumenti servono per seguire percorsi predefiniti da altri. L\u2019elicottero non innesca valanghe. Solo un jet che vola a bassa quota e supera il muro del suono pu\u00f2 provocare il distacco di valanghe. Quando c\u2019\u00e8 scarsa visibilit\u00e0 si verifica il fenomeno del \u201cwhite out\u201d che impedisce al pilota di avere una profondit\u00e0 di campo, molto pericoloso per il rischio di collisione. La neve che vola intorno all\u2019elicottero che si trova vicino al suolo e offusca tutto \u00e8 pericolosa. Serve individuare un riferimento scuro fisso al suolo. Importante \u00e8 avere riferimenti al suolo, altrimenti si deve cambiare punto di atterraggio o annullare la missione. Il pilota deve ricevere indicazioni efficaci. Non sempre \u00e8 facile trovare il luogo di un incidente. Vanno indicati coordinate geografiche GPS, nome della localit\u00e0 e condividere, se possibile, la propria posizione tramite i network. Utile pu\u00f2 essere l\u2019uso di fumogeni.<\/p>\n<p>Gianluca Facchetti, medico rianimatore-anestesista, ha poi parlato del soccorso sanitario in valanga, illustrando il protocollo scientifico messo a punto per il paziente ipotermico. Tra il 2016 e il 2017 ci sono state in Italia 69 vittime, delle quali 30 in Abruzzo. Il 77% sopravvive, il 39% risulta completamente sepolto dalla valanga. Solo il 46% sopravvive alla sepoltura. Nei primi 10-15 minuti dal seppellimento si ha una percentuale di sopravvivenza del 92%. L\u2019asfissia \u00e8 causa del 65% delle morti. Nella prima fase dell\u2019autosoccorso 3-5 minuti servono per l\u2019individuazione del sepolto. 10-15 minuti servono, invece, per il disseppellimento del corpo. Va liberata in fretta la testa. Occorre creare un canale d\u2019aria nel pi\u00f9 breve tempo possibile, che permetta alla vittima di sopravvivere. Il corpo del travolto deve essere isolato dal freddo. La fase della latenza dura 35-40 minuti. Serve cercare, scavare, trovare, stabilizzare. Dopo i primi 35 minuti sopravvivono solo i soggetti con \u201cair pocket\u201d. Dopo 90 minuti la probabilit\u00e0 di sopravvivenza scende dal 27% al 3%. A questo punto si riesce a sopravvivere di pi\u00f9 solo nelle valanghe catastrofiche, quelle che seppelliscono case o auto. Il disseppellimento va effettuato con grande delicatezza, evitando l\u2019\u201cafter drop\u201d, ovvero la morte da soccorso, dovuto alla centralizzazione del sangue proveniente dalla periferia, che determina ulteriore ipotermia, miocardiotossicit\u00e0, e aritmie cardiache maligne. L\u2019ipotermia accidentale pu\u00f2 costituire un\u2019altra causa di morte. Si verifica una vasocostrizione nel tentativo di mantenere la temperatura corporea a 37\u00b0C. Viene raccomandata la misura della temperatura corporea per via transesofagea o per via epitimpanica. La classificazione svizzera dell\u2019ipotermia si basa sulla clinica. Nel trattamento degli stadi 1 e 2 dell\u2019ipotermia si devono evitare movimenti bruschi del corpo del travolto, si devono applicare compresse termiche, riparare il corpo dal vento, proteggendolo dal freddo e somministrare bevande calde non alcooliche. Serve un corretto posizionamento di un telo termico e di compresse termiche (spalle, ascelle, pube). Nello stadio 3 il paziente non reagisce. Vanno evitati movimenti importanti, proteggendo il corpo da vento e freddo. Vanno monitorati i parametri vitali e misurata la temperatura centrale del corpo. L\u2019ipotermia protegge il corpo dall\u2019ipossia, ma solo se si verifica prima dell\u2019ipossia. Il polso centrale va monitorato, come pure l\u2019ecg. Va praticata la rianimazione cardio-polmonare. Il dosaggio del potassio serico \u00e8 un indicatore di morte affidabile nell\u2019ipotermico profondo. I parametri di importanza fondamentale sono sepoltura. Vie aeree, temperatura centrale, tracciato elettrocardiografico e dosaggio del potassio serico. Infine, risultaisulta pi\u00f9 importante fare la cosa giusta che farla bene.<\/p>\n<p><strong>Articolo scritto dal Dottor Agazzi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corso ha avuto luogo a Fonte Cerreto (Assergi) dal 9 all\u201911 febbraio 2018. 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