{"id":435,"date":"2017-11-26T21:40:11","date_gmt":"2017-11-26T20:40:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=435"},"modified":"2017-11-26T21:41:47","modified_gmt":"2017-11-26T20:41:47","slug":"resoconto-dellassemblea-cisa-ikar-andorra-18-22-ottobre-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/?p=435","title":{"rendered":"Resoconto dell&#8217;assemblea CISA-IKAR Andorra, 18-22 ottobre 2017"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-438 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-3-1-300x200.jpg\" alt=\"Andorra 3 - 1\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-3-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-3-1-768x513.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-3-1-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-3-1-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 svolta ad Andorra, sui Pirenei, l\u2019assemblea annuale della CISA-IKAR. In questo ambito ha avuto luogo pure la riunione della Commissione Medica. Vi hanno partecipato oltre settanta medici, provenienti da Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Irlanda, Islanda, Italia, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia,\u00a0 Repubblica Ceca, Scozia, Serbia, Spagna, Slovenia, Svezia, Svizzera, USA. Dopo le comunicazioni del presidente Fidel Elsensohn, che ha comunicato, tra l\u2019altro, la nomina dell\u2019inglese John Ellerton quale nuovo presidente della Commissione Medica, Hermann Brugger ha voluto ricordare la figura di Bruno Durrer, carismatico medico del soccorso alpino svizzero di Lauterbrunnen, scomparso da poco, che molto ha dato alla medicina di emergenza in montagna. Peter Paal ha, poi, parlato della gestione del trauma in montagna, proponendo di stendere alcune linee-guida. Il relatore ha proposto un aggiornamento circa il trattamento pre-ospedaliero dei traumi in montagna, sull\u2019analgesia pre-ospedaliera, sull\u2019anestesia regionale sulla\u00a0 somministrazione di liquidi, sull\u2019ipotermia accidentale e sulla logistica del trasporto del paziente. La bozza dovrebbe essere pronta entro la fine del mese di marzo 2018. Verranno raccolti anche nuovi dati sull\u2019argomento, tenendo conto anche delle esperienze gi\u00e0 esistenti in campo militare. George Brodway, presidente della Commissione Medica dell\u2019U.I.A.A., ha, poi, preso la parola, augurandosi una fattiva e valida collaborazione tra Wilderness Medical Society, I.S.M.M. e CISA-IKAR, come di fatto, gi\u00e0 accade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giacomo Strapazzon dell\u2019Eurac di Bolzano, ha parlato della sindrome da sospensione, descrivendo la risposta fisiopatologica del corpo umano che si trova sospeso, attaccato ad una corda. Si tratta di una situazione che risulta rilevante per gli arrampicatori. Si discute circa il meccanismo che \u00e8 all\u2019origine della sindrome stessa. Potrebbe trattarsi di uno shock di tipo ipovolemico, dovuto alla riduzione della pompa muscolare e alla riduzione del \u201cvenous pooling\u201d. Strapazzon ha proposto di stendere delle raccomandazioni in base anche agli studi effettuati su una ventina di soggetti con et\u00e0 media di 31 anni, sottoposti ad una sospensione di durata media di 44,40 minuti, prima del verificarsi della \u201cpre-sincope\u201d, accaduta nel 30% degli individui. Nel corso dello studio sono stati misurati parametri cardiaci, effettuati esami ecografici prima e dopo la sospensione per verificare la velocit\u00e0 del flusso sanguigno. Attraverso esami effettuati con la spettroscopia \u00e8 stata misurata l\u2019ossigenazione regionale. \u00c8 stata effettuata pure una revisione della letteratura esistente sull\u2019argomento in oggetto. Verranno stabilite alcune indicazioni riguardanti le modalit\u00e0 di trasporto corretto del paziente, che deve essere soccorso molto velocemente e posto in posizione supina, evitando movimenti che potrebbero essere pericolosi per la sua incolumit\u00e0. Verr\u00e0 creato un gruppo di lavoro per discutere ampiamente l\u2019argomento, raccogliendo dati epidemiologici ed indagando su esami post-mortem, e meccanismi fisiopatologici che sono alla base della \u00a0sindrome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hermann Brugger \u00e8 intervenuto per parlare delle raccomandazioni sui traumi da sospensione. Si tratta di un tipo di patologia che coinvolge pure la medicina del lavoro e che pu\u00f2 essere fatale. Brugger ha invitato a cambiare strategia. Marie Nordgren, svedese, ha, poi, parlato delle problematiche psicosociali che possono interessare i soccorritori in montagna (ski-patrollers e mountain rescuers). \u00a0Marie ha parlato dei risultati preliminari di uno studio qualitativo effettuato su soccorritori con et\u00e0 media di 37,5 anni, con un\u2019attivit\u00e0 media di soccorso di 7,5 anni. Si tratta di un argomento molto attuale e di rilevante interesse. Il progetto\u00a0 dovrebbe proseguire in particolare per studiare eventuali disagi psichici nel corso dell\u2019attivit\u00e0 di soccorso, disturbi del sonno, prospettive psicologiche e \u201cdebriefing support\u201d. La finalit\u00e0 \u00e8 quella di identificare eventuali stressor, suggerendo eventuali azioni di tipo preventivo, con adeguata gestione dello stress e del trauma emozionale, in particolare il \u201cpost traumatic stress disorder\u201d. Dopo ogni incidente, specie se grave, sarebbe indicato effettuare un \u201cdebriefing\u201d efficace, garantendo a coloro che lavorano nella medicina di emergenza una buona qualit\u00e0 di vita. \u00c8 segnalato che nel 35% degli incidenti studiati erano coinvolte guide alpine. Occorre trovare un \u201cagreement\u201d per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono seguite delle \u201csmall presentation\u201d. Giacomo Strapazzon ha parlato della \u201cAvalanche resuscitation check-list\u201d. Ha sottolineato l\u2019importanza della valutazione dello stato delle vie respiratorie, di un\u2019adeguata rianimazione cardio-respiratoria e del trasporto della vittima da valanga in ospedale, tenendo conto del tempo di seppellimento. Strapazzon ha sottolineato l\u2019importanza di uniformare le varie fasi del soccorso nelle diverse nazioni. La raccolta di informazioni corrette \u00e8 in grado di far aumentare la professionalit\u00e0 di un team. Fondamentale creare dei \u201cteaching team\u201d standardizzati, che facciano crescere la conoscenza dei soccorritori ovunque nel mondo, capaci di trasmettere messaggi efficaci. Importante la raccolta di dati statistici tramite i vari \u201cregistry\u201d (\u201cHypothermia registry\u201d, \u201cAlpine Trauma registry\u201d, \u201cAvalanche registry\u201d). Natalie H\u00f6lzl, medico tedesco, ha, poi, parlato del \u201cmedical resource website\u201d (<a href=\"http:\/\/www.alptrauma.com\">www.alptrauma.com<\/a>) che sia in grado di far crescere la conoscenza nel campo della medicina di emergenza in montagna, facile da usare e da aggiornare, con vari sezioni, tra le quali le raccomandazioni e la bibliografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alexander Kottmann, medico svizzero, ha parlato dello studio presentato in precedenza sulla qualit\u00e0 del soccorso alpino in Svizzera, proponendo un \u201cbrainstorming\u201d e un \u201cconsensus meeting\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un paramedico polacco ha descritto un \u201csurvey study\u201d (agosto-dicembre 2016) a proposito della gestione dell\u2019ipotermia severa in montagna, mediante un questionario con 24 domande. Il questionario \u00e8 stato completato solo nel 23% dei casi, con misura della \u201ccore temperature\u201d solo nel 36% dei casi. \u00c8 risultato che la maggior parte dei team di soccorso non hanno seguito le linee-guida standard internazionali. Ne sono emersi un buon livello di formazione, ma uno scarso livello di equipaggiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante la presentazione di Giacomo Strapazzon riguardante uno studio realizzato a proposito degli effetti della neve su soggetti che respiravano in un \u201cartificial air pocket\u201d. La durata del seppellimento in valanga e la presenza di un \u201cair pocket\u201d spiegano la sopravvivenza in travolti da valanga. Lo studio \u00e8 stato effettuato su 36 individui, divisi in tre gruppi con tre diverse densit\u00e0 di neve. Il 13% ha dovuto sospendere lo studio causa le difficolt\u00e0 respiratorie incontrate (dispnea). La densit\u00e0 della neve ha correlato con i valori di ossigeno presenti nell\u2019\u201dair pocket\u201d. \u00c8 stata riscontrata una notevole desaturazione in ossigeno nel sangue arterioso degli individui testati. Con l\u2019aumento della densit\u00e0 della neve si sono riscontrati una diminuzione dell\u2019ossigeno e un aumento dell\u2019anidride carbonica nell\u2019\u201dair pocket\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hermann Brugger ha presentato alcuni dati preliminari circa i valori di \u201ccut-off\u201d di potassio nel siero di soggetti sepolti in valanga, sopravvissuti.\u00a0 Ha parlato di uno studio retrospettivo su vittime di valanga in arresto cardiaco tra il 1995 e il 2016, su 106 pazienti con et\u00e0 media di 34 anni con 7 sopravvissuti e durata media di seppellimento di 50 minuti, in 6 centri ospedalieri europei.\u00a0Peter Paal ha brevemente illustrato il progetto Monte Carlo, che simula soccorsi in valanga.\u00a0Alison Sheet , medico del Colorado, ha presentato uno studio effettuato su morti in valanga in un periodo di 20 anni, 110 casi, per il 99% soggetti maschi. Le cause di morte sono state sia traumatiche che non traumatiche, dovute per la maggior parte ad asfissia. Il medico italiano Andrea Orlandini ha illustrato l\u2019utilizzo degli ultrasuoni in ambiente alpino (ecografia) quale strumento di diagnosi in emergenza. Si tratta di una nuova esperienza che si sta da alcuni anni diffondendo nella medicina di emergenza in montagna, nel corso della fase pre-ospedaliera dei soccorsi, un \u201cpoint of care\u201d a disposizione dei pazienti. Le prime esperienze sono avvenute circa 20 anni orsono nel corso della guerra del Golfo. L\u2019uso degli ultrasuoni \u00e8 utile pure nell\u2019effettuare i blocchi di alcuni nervi o nel porre un accesso venoso. Utile anche in alta quota nella diagnosi differenziale delle patologie gravi quali l\u2019edema polmonare. Si tratta di una strumentazione abbastanza facile da usare. Orlandini ha ricordato che vengono organizzati corsi per medici che vogliono apprendere la tecnica.\u00a0Hermann Brugger \u00e8 di nuovo intervenuto per illustrare l\u2019\u201davalanche survival rate\u201d. Ha parlato della posizione in cui vengono trovati i travolti, per il 45% in posizione prona. \u00c8 stato effettuato uno studio ricorrendo all\u2019uso di manichini, simulando incidenti in valanga, utilizzando tre posizioni diverse dei manichini.\u00a0L\u2019inglese Mike Green ha presentato una breve relazione sull\u2019 \u201ceducational programme\u201d per i volontari del soccorso inglese, sottolineando l\u2019importanza dell\u2019evoluzione della pratica.\u00a0La giapponese Kazue Oshiro ha illustrato il programma di formazione dei soccorritori in Giappone, della sicurezza da adottare nelle varie fasi delle missioni di soccorso, del \u201cdebriefing\u201d dopo ogni incidente, con particolare riferimento al riesame di incidenti pregressi. Notevole il ruolo che va attribuito alla prevenzione, che incrementa la percentuale dei sopravvissuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hermann Brugger ha illustrato il \u201cTerraX Cube\u201d, un progetto ideato per studiare, tramite simulatore,\u00a0 situazioni di emergenza in ambienti remoti, in ipotermia, ipossia, ventosit\u00e0, pioggia, umidit\u00e0. Presso la sede dell\u2019Eurac di Bolzano dal 2018 sar\u00e0 possibile realizzare studi di \u201cextreme adventure\u201d in una camera speciale\u00a0 con maggiori sicurezza e riproducibilit\u00e0. Gli studi realizzati a volte non sono molto affidabili a causa delle difficolt\u00e0 estreme ambientali incontrate. Oltre il 50% degli studi non risulta riproducibile. Ecco la necessit\u00e0 di simulare simili situazioni. Hermann Brugger ha parlato del futuro libro sulla medicina di emergenza in montagna.\u00a0Corinna Sch\u00f6n, medico forense svizzero, ha parlato delle indicazioni necessarie a stabilire lo stato di morte nel corso di incidenti in montagna.\u00a0La norvegese Julia Fieler, medico norvegese, ha parlato del prossimo meeting della commissione medica che si terr\u00e0 a Troms\u00f6, in Norvegia, dal 26 al 27 aprile 2018, compreso un \u201cHypothermia day\u201d. La prossima assemblea generale della CISA-IKAR si svolger\u00e0, invece, dal 17 al 20 ottobre 2018 a Chamonix, in Francia. Hermann Brugger ha, poi, illustrato in breve il prossimo Congresso Internazionale di Medicina di Montagna che verr\u00e0 organizzato a Katmandu, Nepal, dal 21 al 24 novembre 2018. presso lo \u201cYak and Yeti Hotel\u201d. Dal 19 al 21 novembre 2018 verranno organizzati vari workshop, dei quali ha parlato la svizzera di Berna Monika Brodmann Maeder. Sabato 21 ottobre sono state presentate alcune relazioni alla presenza delle quattro commissioni della CISA-IKAR. \u00c8 stato illustrato un salvataggio sulla parete Nord dell\u2019Eiger, ricorrendo ad una \u201clong line\u201d di 230 metri. Si \u00e8 parlato dei salvataggi organizzati a Lauterbrunnen nell\u2019Oberland Bernese per soccorrere i \u201cjumper\u201d. Si tratta di circa ventimila salti all\u2019anno, con molti incidenti, che impegnano sia il soccorso aereo che terrestre, talvolta, con grandi difficolt\u00e0. Il medico italiano Gianluca Facchetti ha descritto molto bene le varie fasi del soccorso nella valanga caduta in Italia a Rigopiano in Abruzzo, nel 2017, causando diverse vittime. Lo spagnolo Inigo Soteras ha parlato del soccorso in cayoning in Spagna, un\u2019attivit\u00e0 sportiva molto aumentata nel corso degli ultimi anni. Si \u00e8 soffermato in particolare sulla gestione \u201con site\u201d del paziente e del successivo trasporto in ospedale. Il tempo medio di un soccorso in canyoning \u00e8 di circa un\u2019ora. Tale tipo di soccorso richiede molta competenza ed esperienza. Fattori condizionanti il meteo e la quantit\u00e0 del flusso di acqua. Importanti risultano l\u2019analgesia, la prevenzione delle infezioni e la ricerca di un accesso venoso. Nel 13 % degli incidenti ci si trova di fronte a casi di ipotermia accidentale. Fondamentale isolare il corpo della vittima dal freddo ricorrendo anche al riscaldamento esterno. La sicurezza \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante e va molto rispettata. Occorrono, inoltre, conoscenza e un equipaggiamento adeguato. Tutto il materiale di soccorso, specie farmaci e presidi medici vari, vanno conservati in contenitori di plastica ermetici, per evitare i danni prodotti dall\u2019acqua. Oliver Reisten, medico svizzero di Air Zermatt ha parlato del \u201cmodular first aid kit\u201d con le varie raccomandazioni riguardanti l\u2019utilizzo dei tre moduli del kit (Basic, Advanced e Medical). Ha parlato di tutto ci\u00f2 che va aggiunto nel caso di una spedizione alpinistica extra-europea, con riferimento alla medicina dei viaggi e di spedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G.C. AGAZZI<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-437 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1-300x200.jpg\" alt=\"Andorra 4 - 1\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1-768x513.jpg 768w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1-750x500.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Resoconto del&#8217;lAssemblea CISA-IKAR tenutasi ad Andorra, 18-22 ottobre 2017<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":437,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,1],"tags":[],"class_list":["post-435","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-convegno","category-senza-categoria"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Andorra-4-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7TppH-71","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/435","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=435"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/435\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":440,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/435\/revisions\/440"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/437"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=435"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=435"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societaitalianamedicinadimontagna.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=435"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}